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„SÜD-TIROLER FREIHEIT – Freies Bündnis für Tirol“

Il Movimento Sudtirolese per la Libertà – Alleanza Libera per Il Sudtirolo „Libertà Sudtirolese“ è un’alleanza liberale-patriottica che reclama il diritto all’autodeterminazione per il Popolo Sudtirolese.

Il nostro Paese è occupato fin dal 1918 dal governo centrale italiano e noi opponiamo ancora resistenza contro questo stato di cose ingiusto. Circa 350.000 tirolesi di madrelingua tedesca vivono in questo territorio annesso all‘ Italia continuando la loro lotta per preservare le loro tradizioni ed i loro costumi. Però il mantenere la propria eredità culturale in uno stato straniero è una grande sfida.Inoltre ora l‘ Italia è sull’orlo del collasso economico ed anche la nostra regione, di per sè ricca, soffre sotto il peso dell’insipienza del governo centrale italiano in campo economico. Secondo la nostra opinione, l’unico modo di preservare il nostro benessere è la separazione dall‘ Italia.

Nel 1918, dopo la Prima Guerra Mondiale, truppe italiane occuparono la parte meridionale della regione austriaca del Tirolo, nonostante il presidente americano Woodrow Wilson, nei suoi famosi „quattordici punti“ avesse dichiarato che un aggiustamento delle frontiere dell’Italia dovesse essere fatto secondo linee di demarcazione tra le nazionalità chiaramente riconoscibili. Ma il Trattato segreto di Londra“, con cui l‘ Italia ingannava i suoi alleati, garantiva all’Italia il cosiddetto „confine al Brennero“. Questo confine ancora divide il Tirolo in due parti. Sotto il governo fascista di Mussolini la popolazione di lingua tedesca del Sudtirolo ebbe a soffrire deportazioni e persecuzioni. Hitler concordò con Mussolini sulla necessità di esiliare i Sudtirolesi e così fu proibita qualsiasi propaganda per la questione sudtirolese in Germania ed in Austria. Perciò il Fascismo ed il Nazionalsocialismo sono considerati i becchini della nostra nazione. Il nostro Movimento non tollera nessun tipo di estremismo politico.

Come conseguenza, le scuole tedesche furono chiuse e ne fu proibita la riapertura. Inoltre tutti i nomi tedeschi furono italianizzati, persino le iscrizioni tombali ed ancor’oggi i toponimi fascisti sono in uso.
Persino monumenti dell’era fascista sono ancora in loco e vengono mantenuti con il denaro del contribuente italiano (inclusi i Sudtirolesi). Inoltre alti politici italiani, come l‘ ex-ministro degli Esteri Gianfranco Fini, presidente del partito neofascista „Alleanza Nazionale“ (ora PdL) tengono cerimonie solenni alla memoria dei soldati fascisti sotto il „Monumento della Vittoria“, a Bozen, capoluogo del Sudtirolo. Queste persone celebrano la loro vittoria sul nostro Popolo, una vittoria che storicamente non fu militare, poichè fino alla fine della Prima Guerra Mondiale nemmeno un soldato italiano era entrato in Sudtirolo. Le truppe italiane occuparono il nostro territorio dopo la fine delle ostilità e perciò si trattò di una vittoria diplomatica, ottenuta con una serie di menzogne e tradimenti, non una vittoria militare, come invece suggerisce il „Monumento alla Vittoria“.

Oggi, nell’epoca dei diritti umani e della libertà, il nostro Popolo non ha ancora ricevuto il diritto di autodeterminazione. Perciò noi pretendiamo un referendum in cui si chieda al Popolo se preferisca rimanere parte dell’Italia o formare uno Stato indipendente. Lo Stato italiano non ha mai concesso al nostro Popolo un diritto così fondamentale. Libertà per il Sudtirolo, che non è mai stato, non è e mai sarà Italia.

 

Il nostro operato si ispira ai principi dei diritti umani. Le nostre decisioni si orientano ai principi del diritto e della giustizia.
Le nostre priorità sono:

1. Autodeterminazione
Il diritto all’autodeterminazione dei popoli è sancito dall’articolo 1 dei patti sui diritti umani ed è quindi espressione della libertà che ogni popolo può rivendicare. La divisione del Tirolo e la conseguente annessione del Sudtirolo all’Italia sono state attuate in violazione dei principi della ragione e della correttezza e soprattutto contro il volere della popolazione. Da allora il Sudtirolo ha ripetutamente dovuto temere per la propria esistenza e a tutt’oggi non ha alcuna garanzia di poter salvaguardare la propria identità linguistica e culturale. Il nostro popolo è una minoranza in uno Stato straniero e l’autonomia da sola non basta a proteggerlo a lungo termine dall’assimilazione e dell’italianizzazione mirata. Pertanto l’indizione di un referendum sul futuro politico del Sudtirolo è l’unico strumento che può risolvere la questione sudtirolese.

2. Patria
– Diritto alla madrelingua. La madrelingua è l’elemento dell’identità culturale più importante in assoluto, pertanto il diritto all’uso della madrelingua è un diritto irrinunciabile. Troppo spesso in Sudtirolo ci si scontra con un apparato statale che non è in grado o non ha la volontà di usare la lingua tedesca, sebbene le disposizioni dello Statuto di autonomia siano chiare in proposito. Ecco perché quando si assegnano posti di lavoro pubblici urgono controlli più severi riguardo alla conoscenza della lingua tedesca nonché misure e sanzioni restrittive in caso di violazione del diritto all’uso della madrelingua. Questo diritto non è una provocazione, ma un’ovvietà. Lo stesso diritto deve valere anche per il gruppo etnico ladino.

3. Un’Europa pluralistica

Al giorno d’oggi l’Unione Europea è ancora una comunità di stati nazionali e non la comunità dei popoli e delle regioni che dovrebbe essere. L’Europa non può diventare un’unione di Stati forti e uniformi. La ricchezza e il futuro dell’Europa stanno nella pluralità dei popoli, delle lingue e delle culture che la contraddistinguono. Popoli e gruppi etnici di piccole dimensioni potranno sopravvivere solo se si riconosce il valore di tale ricchezza e se si considera tale pluralità non una minaccia, bensì un arricchimento

12 Kommentare

  1. Guten Tag! Mi chiamo Diego e anche se sono nato e cresciuto a Torino, sono molto fiero di avere origini tirolesi. Sento un fortissimo legame con la Heimat, il mio caro Tirolo, con il suo popolo e con la sua cultura. Quando sono chiamato a rendere ragione del mio profondo patriottismo tirolese, anche se purtroppo vivo in esilio, dico scherzosamente che sono cresciuto a canederli e strudel. Naturalmente, la tradizione gatronomica ha la sua importanza quando si vive all’estero, ma soprattutto la cultura e la storia tirolesi sono inevitabilmente di importanza capitale per forgiare un’identità patriottica. Se penso alla commovente storia di Andreas Hofer mi vengono le lacrime agli occhi, così come altri eventi della nostra storia, come la figura di Michael Gampel e l’esperienza delle Katakombenschulen.
    Un po‘ alla volta sto imparando il tedesco, mia Herzsprache, e spero che un giorno non lontano possa adottare legalmente un nome tedesco e trasferirmi nella mia cara Heimat!!!

  2. Dopo che ho scoperto le mie vere origini grazie all’Araldica non ho esitato a tesserarmi al partito. Anch’io da sempre ho questo sensazione di essere in un luogoche non è la mia vera casa, dove non posso essere me stesso appieno. Un giorno spero con tutto il cuore di ritornare in Südtirol magari unito. Per ora non resta che batterci per la nostra identità.

  3. buongiorno,
    sicuramente il sud-tirolo non è Italia, se intendiamo l’Italia come uno stato oppressore.
    In tal senso le rivendicazioni sudtirolesi portate avanti sono state giuste fino a quando non si è arrivato al risultato che si vive in questi anni, un benessere culturale ed economico derivante dall‘ attuazione dell‘ autonomia.
    La cultura, la lingua le tradizioni sia tirolesi sia ladine sono pienamente rispettate, anche e soprattutto nei posti pubblici con l‘ introduzione del patentino.
    Non stiamo parlando del Sudtirolo come una regione sfruttata e distrutta dallo stato italiano,
    l‘ autonomia culturale e fiscale realmente ottenuta (90% delle tasse versate ritorna indietro nelle casse dei contribuenti sud-tirolesi) ha come risultato sia un livello dei servizi che un pil pro-capite addirittura superiore a quello presente in Austria.
    Va da se che i politici sudtirolesi sono più bravi ed onesti in media di quelli italiani, e l‘ operosità sudtirolese e la capacità di gestire i soldi pubblici sia maggiore ed indirizzata realmente all‘ interesse generale dei propri abitanti.

    Tuttavia i vantaggi di cui attualmente godono (e che nessuno ha mai messo in dubbio neppure in questi momenti di crisi, esiste un patto) le regioni Trentino-Alto Adige sia la valle d Aosta portano a forti ed indiscussi vantaggi, i quali non appaiono così scontati se l‘ Alto Adige si ricongiungesse con l‘ Austria.

    Da sempre è bene ricordarlo, la chiusura e l‘ isolamento (avere solo un punto di vista sul mondo) ha portato all‘ impoverimento mentale e culturale nonché ad arretratezza economica.
    I vantaggi di un‘ insegnamento bilingue sono ovvi, le nuove generazioni, imparando dagli errori e dagli orrori della guerra devono viaggiare e scambiare opinioni in Italia in Austria e dovunque, trarne arricchimento, giovamento e riportarle nella propria terra per migliorarla.
    Non possiamo nel terzo millennio chiuderci nella nostra casa in un’isola felice ed isolarci dal contesto del mondo, tapparci gli occhi e le orecchie, nasconderci dietro una bandiera qualsiasi essa sia (italiana o austriaca), rischiamo di non capire davvero il senso di come girano le cose e siamo facili prede di chi vuol governare le nostre menti con slogan accattivanti o puntando sull‘ onore ed orgoglio.
    Non guardiamo solo nel nostro orto, tutte le opinioni meritano rispetto se espresse nei modi giusti e giustificate da argomentazioni serie.

    Ora che dal 2003 anche il governo Austriaco ha firmato la quietanza sui patti rispettati, per cui possiamo affermare che la maggior parte del lavoro è stata fatto, è vero c’è sempre da migliorare ma oggi la cultura del sud-Tirolo non è in pericolo anzi è ritornata predominante nella propria terra come è giusto che sia.

    La strada è questa, non vedo una soluzione nel ritorno a posizioni di 100 anni fa, anzi c’è un concreto e reale vantaggio in questa terra, l‘ autonomia che garantisce il rispetto delle proprie tradizioni e l‘ insegnamento anche della cultura italiana oltre alla madrelingua tedesca, garantisce un‘ apertura mentale reciproca indiscutibile.
    il rispetto è alla base di una convivenza, tuttavia ora non mi sembra di vedere situazioni reali di pericolo o divieti di parlare il tedesco o situazioni intolleranti.

    Il sud Tirolo è una regione stupenda e la propria popolazione tollerante e pacifica, non creiamo a tavolino un problema dove realmente è esistito fino ad un paio di generazioni precedenti ma ora non esiste più perché tutelata e le menti attuali sono cambiate;
    la diversità, se c’è, e viene cresciuta nell‘ educazione del rispetto reciproco non può far altro che ampliare le menti delle persone condividendo e fondendo una cultura consapevole di se ma anche aperta al cambiamento. E‘ l’unica strada percorribile per la crescita culturale di un popolo.

    Cordiali saluti
    Fabio

  4. Salve, sono di Firenze, innamorato del Tirolo e straconvinto che il Tirolo non è Italia. Vorrei trasferirmi lì con tutta la mia famiglia, spero un giorno di coronare questo desiderio. Concordo con la vostra battaglia e mi dispiace solo che gli stranieri come me e che purtroppo ancora non conoscono la lingua non possano aderire anche solo come simpatizzanti. Un saluto e viva il Tirolo indipendente!

  5. Massimiliano De Vincenzo

    L’Altro Adige, o Sud Tirolo, come lo chiamate voi e‘ terra italiana al 100% e l’Italia non lo ha avuto al monopoli,bensi‘ dopo una lunga e sanguinosa guerra che e‘ costata il sangue di centinaia di migliaia di italiani.
    Il problema e‘ che l’Italia vi ha concesso troppo e questo e‘ il risultato. Non la stessa fortuna e sorte hanno avuto i tanti italiani dell’Istia, di Fiume, di Zara, costretti a lasciare le loro terre dpo la seconda guerra mondiale. Non vi ricnoscete in questa patria? benissimo, c’e‘ sempre la vostra madre patria Austria pronta ad accogliervi.

    • Massimiliano. La dichiarazione di guerra dell’Italia massonica post-risorgimentale contro l’ultimo Impero Cattolico rimasto (l’Impero Austro-Ungarico) fu un crimine. Il patto di Londra fu molto verosimilmente parte di un piano massonico per eliminare una delle ultime tradizionali monarchie cattoliche d’Europa.
      Inoltre la parola „Alto Adige“ fu coniata proprio dai massoni napoleonici, che furono nemici acerrimi di queste terre profondamente cattoliche.

  6. Condivido con voi che dopo la prima guerra mondiale il confine non doveva essere posto al Brennero. Oggi però mi chiedo, dopo quasi cent’anni, se il Sud Tirol tornasse all’Austria si riproporrebbe il problema a parti inverse. Che fine farebbe la minoranza italiana? Al giorno d’oggi non sono più possibili stati puramente etnici. Ormai è una terra che non può essere chiamata solo Italia, ma nemmeno solo Austria. Finché non darete una risposta credibile alla minoranza italiana non credo che riuscirete ad ottenere quello che giustamente desiderate.

  7. Buongiorno,
    Mi chiamo Dario, sono nato a Roma e ormai da qualche anno sono emigrato in Germania. Concordo al 100% con voi e con le vostre rivendicazioni: in una sempre più forte (speriamo) integrazione dei popoli europei, le cappe governative nazionali vengono a perdere la loro ragione d’esistere, a maggior ragione se non sono in grado di perseguire il benessere del proprio popolo e delle minoranze che vivono nel suo territorio. In questo contesto, ogni pluralità è e deve essere considerata un arricchimento da tutelare, mantendone le proprie specificità, in armonia e fratellanza con tutti gli altri popoli europei. Pertanto, ben venga l’indipendenza della Scozia, della Catalogna, dei Paesi Baschi, del Sued-Tirol e della Sardegna.
    Andate avanti!

    Cordiali saluti,
    Dario

  8. Salve,
    sono italiano, ho 49 anni e vivo all’estero, il motivo è semplice, non mi sono mai riconosciuto nel „belpaese“ da quando ho iniziato a „ragionare e capire“.

    non potendo cambiare le cose decisi di andarmene nel tentativo di vivere in un paese dove il sistema paese funzionasse; non ci sono riuscito seppure vivo molto meglio qui che in italia.

    condivido il vostro movimento, appartenere a realtà diverse dalla propria non è propriamente ciò che si desidera e avere anche la sola opportunità di cambiare cose è un sentimento che da forza interiore per continuare nel tentativo.

    il mio augurio è anch’esso semplice: un giorno spero sventoliate la vostra bandiera con l’orgoglio che vi contraddistingue… sperando anche di vederlo quel giorno!

    ps: scusate per il non saere la lingua, ma sapete bene come il sistema scolastico ha insegnato le lingue straniere in italia !

  9. Guten tag, mi chiamo Damiano e sono trentino. Vi scrivo solo per condividere con voi il disagio che si prova ad appartenere ad una realtà che non è la nostra. Anche se sono di madrelingua italiana mi sento tirolese, perchè tirolesi erano i miei nonni ed i loro nonni prima di loro. Sono cresciuto col “ Tirol nella mente“ ,come dice il vero Inno al Trentino, e faccio sempre più fatica a vivere in un‘ Italia che non riconosco come patria perchè è troppo il divario culturale, il modo di comportarsi, gli usi e i costumi. Noi siamo stati austriaci per moltissimo tempo e non basta la I sulla targa dell’auto per appartenere ad una nazione. Il Tirolo, secondo me, è una realtà ben radicata nella nostra gente ma ci stiamo italianizzando. Quindi cerchiamo di restare uniti, tirolesi di lingue diverse ma sempre tirolesi. Scusate e grazie dell’attenzione.

    • Concordo perfettamente. Anche io abito a Trento e quando vado all’estero mi vergogno immensamente di dire che sono itagliano. Sono preso in giro da molti ma non mi interessa nulla: io non ho nulla a che vedere con l’itaglia. Viva il Tirolo e l’autodeterminazione per il Sudtirol ed il Welschtirol!

  10. Buongiorno ,

    vi scrivo in italiano in quanto non sono a conoscenza della vostra lingua e me ne dispiace.
    Sono Lombardo esattemente nato a Milano ,una realtà molto diversa dalla vostra ma molto sentita.
    Sono d’accordo con le vostre richieste nella totalità,è giusto che Voi ci teniate alla vostra identità e volgiate conservarla a tutti i costi ,è giusto che i vostri stupendi luoghi siano conservati e decidiate Voi su come tenerli e conservarli,è giusto che vi esprimete nel vostro idioma ed è sbagliato condizionare un popolo ad addattarsi e trasformarsi in qualcosa che non è nel suo dna. Ho visto in questi anni cambiare il mio territorio lentamente e perdere i connotati originale ,quindi vi auguro di proseguire nel vostro intento e che questo possa poi essere un buon futuro per Voi e di felice coesistenza.
    Cordiali saluti
    mario mcp

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